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domenica 9 agosto 2020 ..:: Archivio » L'ottocento. Da Canova al Quarto stato ::.. Registrazione  Login

L'OTTOCENTO, DA CANOVA AL QUARTO STATO ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

hayez.JPGIn mostra, a Roma, oltre 100 capolavori dell'Ottocento italiano. Dai Pugilatori di Antonio Canova, al Quarto Stato di Pellizza da Volpedo, passando per il Bacio di Francesco Hayez e la Maternità di Gaetano Previati: un viaggio nel passato per raccontare, attraverso il linguaggio immortale delle opere d'arte, passioni, speranze e delusioni di un'epoca di grande attese, che ha aperto le porte alla modernità. È questo il filo conduttore dell'iniziativa «Ottocento. Da Canova al Quarto Stato», curata da Maria Vittoria Marini Clarelli, Fernando Mazzocca, Carlo Sisi, che svela il sipario e metta in mostra, dal 29 febbraio al 10 giugno 2008, alle Scuderie del Quirinale, la grandezza dell'arte italiana del XIX secolo. «Tutte le opere - spiegano i curatori dell'evento - sono collocate in un dialogo immediato ed emozionate e segnano in una dimensione eroica, quella dell'arte come impegno di fronte alla società e alla storia, l'inizio e il termine di un Ottocento che non ha smarrito, pur attraverso radicali e dolorose trasformazioni, il senso della grande tradizione italiana». E per evocare al meglio il percorso artistico del secolo, fanno da testimoni, dislocati negli snodi principali della mostra, alcuni capolavori della scultura di artisti del calibro di Canova, Tenerani, Bartolini, Vela, Duprè, Cecioni, Gemito, sino a Medardo Rosso.

Attraverso un percorso espositivo di 130 opere di 72 autori si mettono a confronto presupposti ed esiti diversi, tra il linguaggio della "macchia", basato su una potente sintesi plastica e cromatica, e la materializzazione dell'immagine perseguita tra le vibrazioni luminose di Morelli e le sperimentazioni atmosferiche della Scapigliatura e del Divisionismo. I protagonisti di questo movimento, Segantini, Morbelli, Novellini, Previati, Pellizza da Volpedo, testimoniano la grandezza e la modernità, assolutamente europee, di questa stagione della pittura italiana.
E così, ecco proposte le storie e i racconti di pittori e artisti straordinari che, tra Roma, Milano, Firenze e Napoli, reinterpretando il lento, spesso dorato, tramonto dell'ideale classico e delle regole ritenute immutabili dell'Accademia, hanno saputo realizzare una pittura e dei capolavori che dessero conto anche e, soprattutto, della semplice natura, della vita quotidiana, dei misteriosi percorsi dell'animo, creando una nuova idea del bello corrispondente alle inquietudini dell'uomo moderno.

Spicca il Bacio di Francesco Hayez, dipinto che raramente lascia le sale della pinacoteca di Brera a Milano. Il capolavoro del massimo esponente della scuola romantica italiana, ricorda insieme due importanti ideali dell'epoca: l'amore individuale dei due amanti che si chiudono in un ultimo bacio prima dell'addio e l'amore per la patria, rappresentato dal patriota che saluta la sua dama prima di partire volontario per la guerra. La modernità e l'aspetto rivoluzionario di questa stagione della pittura italiana si ribadisce poi, nell'opera di Pellizza da Volpedo: il celeberrimo Quarto stato. Nel capolavoro, l'opera più grande tra quelle esposte con i suoi 283 centimetri di altezza e i 5 metri e mezzo di larghezza, è rappresentata una scena della vita sociale del tempo, vale a dire un momento di sciopero e di protesta in cui il protagonista è il proletariato, il ceto più basso, al disotto dei tre stati considerati nell'ordinamento giuridico francese prima della Rivoluzione: clero, nobiltà e borghesia.

E ancora i ritratti. Napoleone Bonaparte presidente della repubblica italiana di Andrea Appiani, primo ritratto del celebre imperatore francese; le malinconiche scene familiari di Silvestro Lega; l'indimenticabile Canto di una stornello, le smaglianti tavolette (su cui svetta l'incanto dei Bagni della Rotonda Palmieri) e gli intensi ritratti di Giovanni Fattori, chiamati a raccolta dai maggiori musei e dalle collezioni private più esclusive.
Opere, tutte, di una qualità pari, e in alcuni casi addirittura superiore, a quelle degli altri paesi europei, Francia inclusa, che ci restituiscono emozioni, passioni e speranze di un Paese, l'Italia, in lotta per l'indipendenza e per la creazione di una società più giusta ed equa. Accenti questi ancora "assolutamente moderni".

Di ClaudioTucci
28 febbraio 2008
Dal sito web http://www.ilsole24ore.com

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