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domenica 9 agosto 2020 ..:: Archivio » La modernità futurista di Giacomo Balla ::.. Registrazione  Login

A MILANO LA MODERNITA' FUTURISTA DI GIACOMO BALLA

Linee e vortici. Dinamismi esasperati. Sdoppiamenti. Dissociazioni. Movimenti continui. A quasi cento anni dal primo manifesto di Marinetti (1909) è plausibile abbandonare l'attuale corto-circuito da stress quotidiano e perdersi nel gorgo Futurista? A Palazzo Reale l'assorbente avventura di Giacomo Balla ci inghiotte felicemente tra linee spezzate e turbinii cinetici, immagini dissociate in grado di renderci tutta la potenza (e poesia perduta) di una meccanica, oggi fin troppo scontata, e di un progresso acquisito ma incerto.

Giacomo Balla arrivò tardi al Futurismo. A quarant'anni lo coinvolse nell'impresa il suo allievo Boccioni, e il maestro non fu più lo stesso. Abbandonato il ritratto borghese e il percorso divisionista intraprese l'avventura con uno spirito nuovo (e forte dell'esperienza pregressa). D'ora in poi è Futur Balla.

Il passaggio è emblematicamente reso dall'indispensabile Automobile+vetrine+luci, 1912, proveniente dal The Museum of Modern art di New York e dai curatori saggiamente classificato 1912-1913. Appartenendo alla generazione che ha visto nascere l'automobile, e forte di un approccio analitico e al contempo impressionista, Balla dell' autovettura non abbandona le forme, volgendosi al contesto di luci di una vetrina magicamente scintillante dei nuovi bagliori elettrici. E seppure l'incertezza sperimentale sulla percezione dei fenomeni cinetici ne fissi staticamente le forme, il passo è fatto. Quanto al dato naturalistico va scomparendo già nel contemporaneo Velocità+automobile+luci, 1913, proveniente da una collezione privata newyorchese .

L'imperativo futurista secondo il quale il movimento e la luce distruggono la materialità dei corpi è pieno già in Dinamismo d'automobile, 1913, proveniente da una collezione privata svizzera. Con Espansione x velocità, 1913-14, la sensazione di velocità, che si irradia dal punto di fuga coincidente con il volante dell'automobile, è un dato acquisito (complice l'empatia che porta lo spettatore ad identificarsi con l'automobilista). Il movimento rotatorio ha invece interprete-culmine in Studio di motocicletta in corsa, 1913, proveniente da Lugano. Il nostro percorso, che segue poi quello dell'artista, si dipana a partire dall'intenso Ritratto della madre del 1901, e dal Parco dei daini a Villa borghese, del 1910, (eccezionalmente prestato dalla Galleria Nazionale di Roma), passando per Bambina che corre sul Balcone, del 1912, in forza alla Collezione Grassi di Milano. L'allungo insomma è d'obbligo in questa evoluzione che è d'artista, che si fa cinetica, che diventa pienamente futurista, fino alla ricostruzione dell'universo su queste basi (Ponte della velocità, 1913-1918), e che guarda alle costellazioni (Costellazioni del geni: composizione futurista, 1918, Milano Civico Museo d'Arte contemporanea). Poi saranno le sensazioni ed energie (Colpo di fucile domenicale, 1918, Roma., collezione della Banca d'Italia) ad irrompere con tutto il loro frastuono, per poi acquetarsi nel segno delle dottrine teosofiche (Autostato d'animo, 1920, sempre nella Collezione Grassi), ma solo dopo aver rivoluzionato dalle pareti, al decor, all'armadio... al quotidiano dell'epoca. Le assenze da rimpiangere ci sono, soprattutto la Lampada ad arco del 1909, anche se non tali da inficiare il percorso rigoroso voluto dai curatori Giovanni Lista, Paolo Baldacci, Livia Velani. Percorso ampiamente documentato dal catalogo di Skira.

Con oltre 200 opere la mostra ha il sicuro merito di porre l'accento sull'audacia sperimentale di questo artista, troppo pacato per imporsi su quella ribalta storica che agilmente fu di Boccioni. E lo fa a trentasette anni dall'ultima grande retrospettiva a lui dedicata, riconsegnando alla biografia anche alcune vicende sull'esperienza formativa dell'artista, circondate da un mito piuttosto stantio. Di livello eccezionale i prestiti, soprattutto grazie alla collaborazione della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma. Quanto all'allestimento, che ha il merito di proporsi come valido interprete dell'evoluzione e sperimentazione di Balla, resta forse il rimpianto per non avere osato di più. In senso futurista, per l'appunto. Negli intenti dell'assessore alla Cultura Vittorio Sgarbi, Balla, la Modernità futurista, dovrebbe essere il passo per il rilancio culturale della città. I presupposti questa volta ci sono.

Di Stefano Biolchini
15 febbraio 2008
Dal sito web
http://www.ilsole24ore.com

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