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domenica 26 gennaio 2020 ..:: Archivio » La Pala di Arcevia del Signorelli torna a casa ::.. Registrazione  Login

DOPO 197 ANNI LA PALA DI ARCEVIA DEL SIGNORELLI TORNA A CASA

Signorelli.jpgUn'importante esposizione che mostra, dopo ben 197 anni, la Pala di Arcevia nella propria città, al cinquecentenario della sua creazione.
L'evento, organizzata da Arthemisia su iniziativa del Comune di Arcevia (AN) con la collaborazione della Soprintendenza per il patrimonio storico e artistico delle Marche, mostra uno dei capolavori assoluti del Signorelli, commissionato nella città, è "1508-2008. Luca Signorelli (Cortona 1445 - 16 ottobre 1523). La Pala di Arcevia e i Capolavori di San Medardo", e consente di ammirare l'opera in una speciale teca a clima controllato, per motivi conservativi e di sicurezza, mentre le altre opere presenti nella Collegiata sono allestite e illuminate con moderne tecniche, dopo essere state sottoposte ad un processo di pulitura e riconsolidamento.

L'intento è proprio quello di riportare alla fruibilità dei cittadini e dei turisti un capolavoro assoluto del rinascimento.
Presentata da Vittorio Sgarbi, l'esposizione rimarrà aperta dal 14 marzo al 28 settembre del 2008, all'interno della Collegiata di San Medardo dove si trovano permanentemente conservate altre mirabili opere d'arte.

La pala, voluta da Giacomo di Simone Filippini, un maggiorente della allora Roccacontrada, la tavola destinata alla cappella gentilizia della famiglia nella chiesa di San Francesco, raffigura la Vergine del latte con quattro Santi. Nel gradino del trono si legge chiaramente a lettere dorate il dettaglio della committenza arceviese: "JACOBI SIMONIS DE PHILIPPINIS AERE DEO ET DIVAE MARIAE DICATUM FRATRE BERNARDINO VIGNATO GUARDIANO PROCURANTE M°D°VIII".

L'opera cambiò proprietari e luoghi nel corso dei secoli. Dopo il rifacimento in stile barocchetto della chiesa di San Francesco, nella prima metà del 1700, la Pala venne smembrata. La tavola centrale, spogliata della cornice originaria, della cimasa, della predella e dei piastrini laterali - che vennero restituiti alla famiglia Filippini - fu collocata sull'altare di San Bonaventura e dimensionato alla nuova decorazione a stucco.
Passati dagli eredi Filippini ad un antiquario romano verso il 1880, la cimasa, i quadretti della predella e i pilastri laterali emigrarono in modo diverso: la cimasa si trova ora al Museo di San Diego, la predella è al museo di Altenburg in Germania, un piastrino è in collezione privata inglese e l'altro disperso.
La tavola centrale fu invece requisita durante il periodo napoleonico (1811) per arricchire la Pinacoteca imperiale di Milano e a nulla valsero i tentativi di ricorso da parte di Pier Sante Filippini contro la requisizione del quadro.
Solo le accurate ricerche dello studioso arceviese Anselmo Anselmi consentirono, nel 1891, di rintracciare il quadro, in deposito presso la chiesa parrocchiale di Figino con erronea attribuzione alla scuola bolognese, e di restituirlo al suo legittimo autore. Con lettera del 15 dicembre 1891 il Ministero respinse la richiesta della cittadinanza arceviese con i suoi amministratori per riavere l'opera. Dal 1892, si provvide quindi a che la Pinacoteca di Brera potesse ritirare il quadro ed esporlo.

Di Annalisa Cameli
4 marzo 2008
Dal sito web http://lnx.whipart.it

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